L'Italia resta esposta notevolmente agli sviluppi negativi delle crisi greca. Parola del Fondo monetario internazionale (Fmi) rapporto annuale pubblicato oggi, a due giorni dalla vittoria del no ellenico. Una doccia gelata sulle rassicurazioni del governo, sulla corsa a dire che "comunque noi non siamo coinvolti, non siamo più il malato d'Europa". L'Fmi conferma
nel suo
la stime del governo sulla crescita, lo striminzito 0,7%, rivede un po' al ribasso il debito e alza il deficit in riferimento al Pil, avverte che la ripresa resta fragile pur in presenza di fattori positivi (spread, euro, prezzo del petrolio) garantiti dal Qe di Draghi. L'istituzione guidata da Christine Lagarde concede un po' di soddisfazione sulle riforme (lavoro, soprattutto), se non altro perché erano state quelle chieste esplicitamente dalla Bce fin dalla famosa lettera a Berlusconi del 5 agosto 2011 ,ma avverte sui rischi della deflazione, sulle sofferenze bancarie e sull'esposizione degli isituti di credito al rischio sovrano.
In sostanza due giorni dopo il voto greco, già emergono i dubbi sulla tranquillità italiana vantata da Renzi, proprio come sostenevo io nel fondo di domenica 5 su La Provincia
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