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sabato 6 maggio 2017

France 2017, il candidato che non scalda. DOPO IL DIBATTITO



Toni duri, durissimi, sprezzanti, Macron e la Le Pen non se le sono risparmiate, ma il dibattito più che far luce sui punti di forza o piuttosto sulle debolezze di ciascun programma, è servito più a costruire uno show fra la (post?) candidata fascista e il professorino, perfetto prodotto della grande  finanza globale e della scuole delle élite francesi, ben lontano da tentazioni progressiste. Ma alla fine, secondo il giudizio prevalente della Francia d'oltralpe, Macron è riuscito a reggere l'assalto rabbioso della sua avversaria e forse ha mostrato un maggiore profilo presidenziale. Che dopo possa bastare è tutto da dimostrare, certo con Marine Le Pen ci sarebbe solo il buio. In ogni caso una catastrofe per lavoratori, disoccupati, donne, giovani, scienziati, pensatori.

Leggete qui alcuni resoconti




giovedì 27 aprile 2017

France 2017, allarme Macron

Uomo politico di lungo corso Hollande ha avvertito il leader di En Marche!: "Attento non hai ancora vinto" ha detto qualche giorno fa al suo giovane possibile successore. Non ha tutti i torti visti i precedenti di Trump e di Brexit, anche se in questo caso sarebbe ancora più clamorosa la svolta. Una rivoluzione, ma si sa in Francia sono abituati.

lunedì 24 aprile 2017

France 2017, tutti gli illusi del presidente

Tutti macroniani in Italia, adesso. Con l'ex premier che si sente il padre putativo del neoliberalismo sociale, tardo esempio di laburismo blairiano, sbandierando a dopo propaganda interna dati elettorali vecchi di due anni e ormai consegnati all'alba dei sogni.

sabato 22 aprile 2017

Francia 2017: sarà una rossa primavera?


Dimenticare il terrore: impossibile in Francia in questo momento con Marine le Pen e Francois  Fillon all'assalto cercando di strumentalizzare l'assassinio del poliziotto di giovedì sera e di capitalizzare la paura dei francesi per gli attacchi del radicalismo islamico di questi ultimi due anni. Tuttavia come spiega Bernard Guetta su La Stampa questo attentato non dovrebbe cambiare l'atteggiamento, tantomeno quello elettorale, dei francesi.
I sondaggi recenti segnano qualche ritocco all'alto per la destra, ma gli altri non demordono.

Ecco qui le ultime rilevazioni

Ma quello che risalta di più nei sondaggi, con tutta la delicatezza con cui vanno presi in questi anni di elettorato disperato e arrabbiato (vedasi Stati Uniti) è che la nuova sinistra di Jean-Luc Melenchon non perde terreno, anzi forse ne guadagna ancora rispetto alle stupidaggini della Le Pen che invoca la chiusura delle frontiere quando i terroristi sono francesi in tutto e per tutto o al massimo qualche complice arriva dal Belgio (filo spinato e muri anche con Bruxelles?).
Del resto quello del terrorismo e della paura è un terreno ideale per la destra che non sa proporre alternative realistiche e soprattutto veramente praticabili anche contro la deriva ultraliberale e "austera" di questi anni con la regia fallimentare di Germania e Fmi da cui sono usciti milioni di disoccupati, impoverimento delle classi popolari e medie, giovani costretti a elemosinare lavori precari e sottopagati, con una deriva di diritti e cancellazione degli stessi che riporta agli anni Cinquanta e ancora più indietro.
E se Emmanuel Macron dà il segnale di voler continuare su questa strada, con qualche iniezione di bromuro sociale e senza preoccuparsi di riprendere la strada dell'eguaglianza e della redistribuzione, nessuno se la sente di escludere la sorpresa Melenchon. La riprova arriva dai mercati di questi giorni giorni e da qualche osservatore più acuto secondo il quale potrebbe proprio essere l'ex senatore socialista a trovarsi nella condizione di dover sfidare il riflusso nero lepenista. Una sfida che potrebbe portare il vento di una nuova sinistra spirare con forza non solo sulla Francia ma su tutta l'Europa.

Leggere qui le diverse opzioni

La partita in gioco

venerdì 21 aprile 2017

Parigi val bene un'alleanza (mancata)


AGGIORNAMENTO: Giovedì sera, alle 20,53,  un attentatore islamico ha sparato con un kalashnikov nella zona degli Champs Elysees contro una pattuglia di polizia: un agente morto, due gravi, assalitore ucciso

Chi vincerà in Francia. La partita è aperta e per nulla facile da decifrare. Anche i sondaggi, in tempi in cui queste ricerche di mercato e i metodi usati seppur raffinati e affinati  dopo il disastro del voto Usa, non aiutano. Perché? La risposta è semplice, l'alto numero degli indecisi e di quanti proclamano la loro intenzione di astenersi mentre potrebbero cambiare idea all'ultimo momento.
Sul voto tra l'altro, potrebbe avere un'influenza importante anche l'attentato delle ultime ore e secondo quasi tutti gli analisti, a beneficiarne potrebbe essere Marine Le Pen e la sua piattaforma di "legge e ordine" soprattutto verso l'Islam e i migranti.

Leggere anche qui

Per ora si profila ancora il duello fra Macron e la Le Pen, con Fillon e Melenchon quasi appaiati (o il candidato della destra gollista e repubblicana di un punto avanti) e il socialista Hamon attorno a un tristissimo e disastroso 8%.


Ecco i sondaggi di due fra i principali istituti editi da Reuters Graphic

Quadro estremamente complesso, anche se in campo progressista, viene da fare una considerazione: se la sinistra reale, di classe, autenticamente socialista, ambientalista e popolare si fosse presentata  in un'unione tanto auspicata quanto disattesa - le proposte socialiste avrebbero potuto trovare un punto d'incontro con quelle più internazionaliste e euro-critiche di Melenchon -, ebbene questa alleanza ora sarebbe sicura di andare al ballottaggio e probabilmente al primo posto magari per battersi con la linea liberal-sociale e finanziaria di Macron. Con in più due effetti per nulla trascurabili: l'onda nera e populista sarebbe stata arginata subito e rigettata nel fondo della reazione bieca e delle paure razziste e la possibilità - grazie a programmi anti austerità, euro-riformatori, progressisti e ancorati non ai poteri forti di industrie e banche, bensì al popolo degli impoveriti, dei disoccupati, degli emarginati, dei giovani, dei pensionati, delle donne e dei ceti più vessati dalla crisi e dall'attacco al lavoro, - di poter magari alla fine prevalere.
Invece rischia di andare in un altro modo: il grande capitale finanziario, le centrali del potere militar-industriale probabilmente arriveranno prime con Macron e la reazione fascista si piazzerà seconda: ma poi al ballottaggio come andrà? Il grande popolo impaurito, ricattato ancora nel suo diritto di voto dopo essere stato vessato sul lavoro e sull'esistenza quotidiana, chi si troverà a dover votare sapendo che qualunque dei due prevarrà, il suo futuro sarà ancora più scuro di quello odierno. E questo anche per il resto d'Europa.
Il risultato positivo sarà comunque la presenza ( o il ritorno) sulla scena francese di una grande opposizione sociale e di base, costruita dal basso, nei paesi, nelle città, nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, fra i giovani, le donne, i disoccupati. Quella nata dalla semina di Nuit debout alla fine del marzo 2016, il movimento nato contro la Loi Travail, il Jobs Act del governo socialista.

Ma, detto che sui sondaggi non si può fare gran conto, potrebbe anche finire in un altro modo. Vediamo un po' d'ipotesi sul ballottaggio





mercoledì 19 aprile 2017

Francia indomita

La sinistra radicale avanza in Francia e i mercati hanno paura. Jean Luc Melenchon, il terzomondista, trotzkista, no euro e no Ue, euroscettico e favorevole alla nazionalizzazioni, ormai  in più di un sondaggio ha superato il post gollista, repubblicano, ultraliberale Francois Fillon e addirittura insidia l'ex socialista, libdem Emmanuel Macron che, al pari di Marine Le Pen, vede il  suo vantaggio ridursi e oscillare attorno al 22-24%. (qui gli ultimi sondaggi).
Melenchon con il suo messaggio conquista e i giovani con accenti molti simili a quelli di Bernie Sanders negli Usa, ha forme e metodi di comunicazione innovativi e modernissimi (è colui che usa meglio i social) come gli ologrammi, dai dibattiti è uscito benissimo  - molto meglio dei favoriti Le Pen e Macron - è capace di riassorbire in parte la rabbia che da sinistra (Benoit Hamon, sinistra del Psf è praticamente abbandonato dal suo partito e si aggira attorno all'8-9% con una parte della vecchia base che stava andando verso l'estrema destra. Ma ciò che preoccupa ancora di più i mercati  è che Marine Le Pen, vista come il pericolo principale, si sta avvitando nelle sue gaffe e nelle sue contraddizioni  di casta (e fra il primo e secondo turno potrebbe perdere l'immunità per l'uso dei fondi europei da eurodeputato) e Macron sembra aver perso la forza propulsiva non riuscendo più a produrre proposte nuove idee, non riesce a scindere i suoi passati legami da banchiere d'affari (vedere qui le proposte dei candidati). In più Macron è difficilmente misurabile a causa della "inconsistenza storica" della sua base elettorale troppo nuova per essere facilmente misurabile e stabile.
Meno di due mesi dopo il respiro di sollievo tirato dalla destra populista e razzista messa all'angolo in Olanda, seppur in un quadro complesso di frammentarietà, adesso la Francia - che in un primo momento sembrava avviata sul tranquilli binario liberal-socialista ed europeista Macron - potrebbe riservare una sorpresa ancora maggiore di quella attesa: e se al ballottaggio finissero i due estremi Le Pen-Melenchon? (leggere qui e anche qui). Una ipotesi che i numeri per ora smentiscono ma non così lontana come ci si poteva attendere anche solo un mese fa e vista con spavento dal mondo economico che vede con preoccupazione ogni alternativa allo status quo liberista di questi anni (vedere qui ).
A questo punto la partita vera e il suo esito ce l'hanno in mano gli astenuti, un annunciato 40 per cento che potrebbe ridursi grazie alla capacità di recupero a sinistra in particolare di Melenchon che con la sua performance dimostra che la sinistra - quella vera, la cosiddetta radicale e non quella blairiana e ultramoderata, centrista alla Renzi - in Francia è ancora ben viva (vedere qui il caso di uno dei candidati minori, ma autentici personaggi come l'operaio anticapitalista Philippe Poutou), capace di alta possibilità di mobilitazione (i comizi e gli appuntamenti di Melenchon sono fra i più partecipati) e può giocarsela alla pari con la destra


martedì 21 marzo 2017

Parigi en Marche!

Sono arrivati a guardarsi in faccia, a discutere e a farsi vedere dai francesi. E più va avanti e più si entra nei dettagli dei programmi e più sembra ridimensionarsi il pericolo Le Pen.

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