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martedì 3 novembre 2020

Usa 2020. Tutti i giorni del presidente


ore 17,50 IL NEW YORK TIMES DA' LA PENNSYLVANIA A BIDEN, 273 VOTI, BIDEN E' IL 46° PRESIDENTE

7 novembre. 14,20. Biden ha parlato nella notte. Ha detto "ci stiamo avvicinando alla vittoria" ma ha preferito la prudenza in attesa della conclusione ufficiale - al netto dei ricorsi - dello spoglio, soprattutto in Pennsylvania dove il suo margine di vantaggio si è ampliato, ora è quasi 29 mila voti al 96% delle schede esaminate. In Georgia è ancora un testa a testa con Biden in testa di  oltre 7 mila voti al 98% dello scrutinio. In Arizona il vantaggio si è un po' ridotto, quasi 30 mila voti in più con solo il 3% delle schede da esaminare. In Nevada Biden è avanti di oltre 22 mila voti sul 93% delle schede prese in esame. Insomma la vittoria del dem è praticamente certa, solo che si attende la ratifica di sicurezza del voto controllato e verificato.
Trump non si muove invece nella guerra a distanza giocata sul piano legale. Anche per questo nei comitati locali si va a rilento per lasciare meno spazio possibile alle consultazioni. Il presidente ha messo in piedi un collegio di avvocati che sta inondando di ricorsi comitati, tribunali e perfino al Corte Suprema, sebbene quasi tutti gli osservatori sono concordi nel ritenere che difficilmente la potrà spuntare o comunque portare a casa risultati in grado di ribaltare il verdetto che sta uscendo dalle urne. Anche le possibilità che la Corte Suprema a maggioranza conservatrice  possa intervenire in modo da cambiare il verdetto popolare sono viste come minime (QUI). Nel contempo sempre più esponenti rep stanno prendendo le distanze da Trump, dalla sua offensiva giudiziaria e dai suoi riferimenti a brogli e corruzioni di cui mancano tutt'ora non solo prove evidenti, ma anche minime. 
Fonti interne della Casa Bianca danno un presidente in preda a una rabbia a tratti incontrollabile, alternata a scoramento e risentimento verso chiunque (QUI). Perfino il preferito canale Fox News è finito all'indice per aver assegnato per primo la Arizona a Biden e rifiutato di rimuovere l'attribuzione anche dopo le pressioni indebite dello stesso Trump che è perfino ricorso all'editore del canale tv, Robert Murdoch. Secondo altri fonti, riportate già ieri, la figlia Ivanka e il genero Jared Kushner sarebbero al lavoro per convincere Trump se non a concedere la vittoria all'avversario, almeno a non mettersi troppo di traverso causando danni, oltre che a se stesso e al partito repubblicano, soprattutto al Paese e alimentando una pericolosa spirale di risentimento e violenza motivati da tweet e fake.

sabato 6 maggio 2017

France 2017, il candidato che non scalda. DOPO IL DIBATTITO



Toni duri, durissimi, sprezzanti, Macron e la Le Pen non se le sono risparmiate, ma il dibattito più che far luce sui punti di forza o piuttosto sulle debolezze di ciascun programma, è servito più a costruire uno show fra la (post?) candidata fascista e il professorino, perfetto prodotto della grande  finanza globale e della scuole delle élite francesi, ben lontano da tentazioni progressiste. Ma alla fine, secondo il giudizio prevalente della Francia d'oltralpe, Macron è riuscito a reggere l'assalto rabbioso della sua avversaria e forse ha mostrato un maggiore profilo presidenziale. Che dopo possa bastare è tutto da dimostrare, certo con Marine Le Pen ci sarebbe solo il buio. In ogni caso una catastrofe per lavoratori, disoccupati, donne, giovani, scienziati, pensatori.

Leggete qui alcuni resoconti




giovedì 27 aprile 2017

France 2017, allarme Macron

Uomo politico di lungo corso Hollande ha avvertito il leader di En Marche!: "Attento non hai ancora vinto" ha detto qualche giorno fa al suo giovane possibile successore. Non ha tutti i torti visti i precedenti di Trump e di Brexit, anche se in questo caso sarebbe ancora più clamorosa la svolta. Una rivoluzione, ma si sa in Francia sono abituati.

sabato 22 aprile 2017

Francia 2017: sarà una rossa primavera?


Dimenticare il terrore: impossibile in Francia in questo momento con Marine le Pen e Francois  Fillon all'assalto cercando di strumentalizzare l'assassinio del poliziotto di giovedì sera e di capitalizzare la paura dei francesi per gli attacchi del radicalismo islamico di questi ultimi due anni. Tuttavia come spiega Bernard Guetta su La Stampa questo attentato non dovrebbe cambiare l'atteggiamento, tantomeno quello elettorale, dei francesi.
I sondaggi recenti segnano qualche ritocco all'alto per la destra, ma gli altri non demordono.

Ecco qui le ultime rilevazioni

Ma quello che risalta di più nei sondaggi, con tutta la delicatezza con cui vanno presi in questi anni di elettorato disperato e arrabbiato (vedasi Stati Uniti) è che la nuova sinistra di Jean-Luc Melenchon non perde terreno, anzi forse ne guadagna ancora rispetto alle stupidaggini della Le Pen che invoca la chiusura delle frontiere quando i terroristi sono francesi in tutto e per tutto o al massimo qualche complice arriva dal Belgio (filo spinato e muri anche con Bruxelles?).
Del resto quello del terrorismo e della paura è un terreno ideale per la destra che non sa proporre alternative realistiche e soprattutto veramente praticabili anche contro la deriva ultraliberale e "austera" di questi anni con la regia fallimentare di Germania e Fmi da cui sono usciti milioni di disoccupati, impoverimento delle classi popolari e medie, giovani costretti a elemosinare lavori precari e sottopagati, con una deriva di diritti e cancellazione degli stessi che riporta agli anni Cinquanta e ancora più indietro.
E se Emmanuel Macron dà il segnale di voler continuare su questa strada, con qualche iniezione di bromuro sociale e senza preoccuparsi di riprendere la strada dell'eguaglianza e della redistribuzione, nessuno se la sente di escludere la sorpresa Melenchon. La riprova arriva dai mercati di questi giorni giorni e da qualche osservatore più acuto secondo il quale potrebbe proprio essere l'ex senatore socialista a trovarsi nella condizione di dover sfidare il riflusso nero lepenista. Una sfida che potrebbe portare il vento di una nuova sinistra spirare con forza non solo sulla Francia ma su tutta l'Europa.

Leggere qui le diverse opzioni

La partita in gioco

venerdì 21 aprile 2017

Parigi val bene un'alleanza (mancata)


AGGIORNAMENTO: Giovedì sera, alle 20,53,  un attentatore islamico ha sparato con un kalashnikov nella zona degli Champs Elysees contro una pattuglia di polizia: un agente morto, due gravi, assalitore ucciso

Chi vincerà in Francia. La partita è aperta e per nulla facile da decifrare. Anche i sondaggi, in tempi in cui queste ricerche di mercato e i metodi usati seppur raffinati e affinati  dopo il disastro del voto Usa, non aiutano. Perché? La risposta è semplice, l'alto numero degli indecisi e di quanti proclamano la loro intenzione di astenersi mentre potrebbero cambiare idea all'ultimo momento.
Sul voto tra l'altro, potrebbe avere un'influenza importante anche l'attentato delle ultime ore e secondo quasi tutti gli analisti, a beneficiarne potrebbe essere Marine Le Pen e la sua piattaforma di "legge e ordine" soprattutto verso l'Islam e i migranti.

Leggere anche qui

Per ora si profila ancora il duello fra Macron e la Le Pen, con Fillon e Melenchon quasi appaiati (o il candidato della destra gollista e repubblicana di un punto avanti) e il socialista Hamon attorno a un tristissimo e disastroso 8%.


Ecco i sondaggi di due fra i principali istituti editi da Reuters Graphic

Quadro estremamente complesso, anche se in campo progressista, viene da fare una considerazione: se la sinistra reale, di classe, autenticamente socialista, ambientalista e popolare si fosse presentata  in un'unione tanto auspicata quanto disattesa - le proposte socialiste avrebbero potuto trovare un punto d'incontro con quelle più internazionaliste e euro-critiche di Melenchon -, ebbene questa alleanza ora sarebbe sicura di andare al ballottaggio e probabilmente al primo posto magari per battersi con la linea liberal-sociale e finanziaria di Macron. Con in più due effetti per nulla trascurabili: l'onda nera e populista sarebbe stata arginata subito e rigettata nel fondo della reazione bieca e delle paure razziste e la possibilità - grazie a programmi anti austerità, euro-riformatori, progressisti e ancorati non ai poteri forti di industrie e banche, bensì al popolo degli impoveriti, dei disoccupati, degli emarginati, dei giovani, dei pensionati, delle donne e dei ceti più vessati dalla crisi e dall'attacco al lavoro, - di poter magari alla fine prevalere.
Invece rischia di andare in un altro modo: il grande capitale finanziario, le centrali del potere militar-industriale probabilmente arriveranno prime con Macron e la reazione fascista si piazzerà seconda: ma poi al ballottaggio come andrà? Il grande popolo impaurito, ricattato ancora nel suo diritto di voto dopo essere stato vessato sul lavoro e sull'esistenza quotidiana, chi si troverà a dover votare sapendo che qualunque dei due prevarrà, il suo futuro sarà ancora più scuro di quello odierno. E questo anche per il resto d'Europa.
Il risultato positivo sarà comunque la presenza ( o il ritorno) sulla scena francese di una grande opposizione sociale e di base, costruita dal basso, nei paesi, nelle città, nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, fra i giovani, le donne, i disoccupati. Quella nata dalla semina di Nuit debout alla fine del marzo 2016, il movimento nato contro la Loi Travail, il Jobs Act del governo socialista.

Ma, detto che sui sondaggi non si può fare gran conto, potrebbe anche finire in un altro modo. Vediamo un po' d'ipotesi sul ballottaggio





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mercoledì 27 aprile 2016

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