mercoledì 29 marzo 2017

London May

La Gran Bretagna se ne va. Anzi comincia il cammino  per andarsene dall'Unione europea. Non sarà una trattativa facile o breve, Londra vuole ottenere il massimo, ovvero avere una qualche residua possibilità d'influire sulle scelte dell'Unione
, in particolare quelle che possono ledere i suoi interessi. Che è, del resto , quanto ha sempre fatto, molto dentro per tutelarsi e partecipare alle decisioni, un piede fuori  nell'assunzione degli oneri. Si mette in campo il famigerato articolo 50 del Trattato di Lisbona che prevede l'uscita di uno stato membro.
Ecco una guida annotata ai passaggi dell'articolo 50

Il paradosso emerge dal fatto che a stendere l'articolo 50 è stato un diplomatico britannico di lungo corso, John Kerr che oggi dice di aver pensato a un passaggio del genere per isolare un eventuale Paese dittatoriale, non certo prevedendo che il primo a usarlo sarebbe stato proprio la sua patria.

Leggete qui John Kerr

Al di là delle difficoltà delle trattative, il pericolo è anche un altro, ma per la stessa Gran Bretagna: la disgregazione. I rapporti interni al regno sono molto complessi e articolati: la Scozia intanto ha annunciato che vuole un secondo referendum per provare a staccarsi da Londra e restare agganciati all'Europa e in Irlanda si fanno forti le spinte per riunire l'Irlanda del Nord con l'Eire. E anche il Galles non sembra proprio del tutto convinto di restare sul carro.
E i benefici? Se qualcuno arriverà sarà molto in là nel tempo e molto ipotetico. Intanto la Gran Bretagna pagherà: ad esempio, come diceva il Sole 24 Ore nel novembre scorso, nel 2020 Londra contavadi avere un surplus di bilancio e invece avrà un
"... debito di 122 miliardi di sterline non previsti nel marzo scorso. Di questi 58,7 (69,2 miliardi di euro) vanno sotto la voce Brexit. Il rapporto debito-Pil, inoltre, già nel 2018 supererà la soglia del 90 per cento".

Nel 2016 la Gran Bretagna è cresciuta e ciò ha dato fiato agli anti-europeisti e ai sovranisti: 2,1% contro il previsto 2. Tuttavia le previsioni sono pessime. Secondo il  cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond "nel 2017 il Pil britannico si fermerà a 1,4%, lo 0,8 meno di quanto preventivato e così proseguirà, con numeri variabili, fino al 2020 quando ritroverà il ritmo della progressione immaginata nel marzo scorso, in epoca pre-Brexit, con un più 2% annuo".
Le ricadute più importanti si dovrebbero avere sul commercio. Ecco qui alcuni scenari de lavoce.info


Tuttavia al di là dell'economia le conseguenze più pesanti saranno quelle psicologiche di massa, la percezione che di qua e di là della Manica si avranno con il fascino inglese, soprattutto fra i giovani, che potrebbe scemare, e la frustrazione dei britannici, anche in questo caso in particolare i più giovani e gli strati a più alto tasso di scolarizzazione, che vedono il loro Paese andare in senso contrario all'evoluzione di un mondo sempre più aperto e interconnesso.

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