giovedì 25 gennaio 2018

Lavoro addio? No, è rivoluzione


Il lavoro cambia, Jack Ma ceo di Alibaba ha sostenuto a Davos che entro il 2030 i robot sostituiranno gli umani in 800 milioni di posti e ha ribadito che l'educazione dei giovani è la via principale, se non esclusiva, per sostenere la sfida. Non per vincerla.

Sempre dal vertice dei super-ricchi, dell'1% del pianeta, però arrivano studi interessanti, che li condivida o meno, ma comunque interessanti e non da trasciurare in una distcussione sul domani dell'occupazione.
Così è interessante anche questo studio realizzato dal Wef in collaborazione con The Boston Consulting Group. Secondo Steve LeVine
"... Quasi 1 milione di americani vedrà le loro occupazioni svanire completamente entro il 2026 e dovrà addestrarsi per un cambiamento di carriera relativo o probabilmente non troverà lavoro ugualmente retribuito, secondo un rapporto del World Economic Forum e Boston Consulting. 
 In tutto, circa 1,4 milioni di americani perderanno il loro posto di lavoro nel cambiamento tecnologico nei prossimi otto anni, tra cui il 70% il cui tipo di lavoro sparirà. Senza nuove competenze, secondo il rapporto, 575.000 di loro - 41% - avranno o minuscole o nessuna possibilità di trovare altri lavori. Le donne possono essere colpite in modo sproporzionato".
Ecco un grafico relativo rielaborato da Axios



Ma sulle nuove frontiere dell'automazione e del lavoro che sparisce/cambia, c'è un fattore centrale  da cui non si può prescindere: è la disuguaglianza che la mancanza/cambiamento di occupazione provoca nella frazione più giovane. E quel che è peggio è che la crescita delle disoccupazione fra i più giovani è salito maggiormente fra i più giovani (18-24 anni) rispetto alla successiva fascia d'età (25-64 anni).

Leggi qui

Guardando al mercato del lavoro, possiamo vedere dove si sono sviluppati i problemi. La disoccupazione giovanile ha iniziato a salire vertiginosamente fino al 24% nel 2013. Oggi, quasi un giovane su cinque in Europa è ancora in cerca di lavoro.

Inoltre in questa situazione i più giovani sono maggiormente esposti alle crisi finanziarie, la disoccupazione/sottoccupazione spinge i soggetti ai margini verso il lato della povertà, subiscono una minore protezione sociale. E ciò comporta anche una crescente esasperazione.

L'ascesa della cosiddetta economia "gig", e l'aumento dei contratti temporanei, hanno esacerbato il problema e ulteriormente ridotto la stabilità del lavoro, in particolare per i giovani. Purtroppo, poiché i giovani hanno perso un lavoro o sono riusciti a trovare solo il lavoro part-time, sono rimasti senza una sufficiente rete di sicurezza.

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