sabato 3 marzo 2018

Voto che ti rivoto



Ecco con un malinconico e a tratti spietato ritratto, di come la grande stampa internazionale vede le elezioni italiane. Non c'è molto da esserne felici.

The Washington Post - Il ritorno dell'Italia di Berlusconi

The New York Times - Perché il voto italiano è più importante di quanto sembri

The Atlantic - La politica disordinata italiana

Der Spiegel - Italiani minus habens

Non si può dire che, non ostante le rassicurazioni ad uso tg e puramente di propaganda, la considerazione dell'Italia sia molto cresciuta in questi anni.
Anche perché se giudicano questo voto importante è soprattutto per gli effetti negativi che potrebbe produrre fra populismi, estremismi di destra e il ritorno dell'ex Cavaliere Silvio Berlusconi dopo 20 anni e ben pochi meriti. Anzi.


L'Europa non ne esce molto bene anche lei, se non altro perché sta fingendo, la Merkel in primis, di riabilitare e rivalutare  Berlusconi e il suo partito solo per un basso interesse di bottega: far sì che non vada avanti l'estrema destra populista di Salvini-Meloni o quella semplicemente populista e un po' confusionaria nella sua "innocenza" dei 5 Stelle. E il Pd? Idem come sopra, se non altro perché Renzi ha confermato i pregiudizi sulla classe politica italiana, in particolare sul versante dell'inaffidabilità e della capacità di non rispettare impegni, promesse e vivere allegramente al di sopra delle proprie possibilità.
Grafici Reuters
A tutto questo bisogna aggiungere l'incredibile cecità e incapacità di costruire una legge elettorale (Giovanardi, bontà sua una volta tanto, ha detto che è il prodotto "di ubriachi") così astrusa e inutile da far concorrenza al famoso Porcellum di Calderoli, anche se l'ispirazione di fondo è la stessa: non preoccuparsi di far vincere qualcuno, ma di far perdere sempre e comunque chi raccoglie le preferenze degli elettori sebbene non in forma di maggioranza assoluta.

In questo guazzabuglio - basti solo pensare alla vacuità e genericità dei programmi irrealizzabili in buona parte e al dibattito preelettorale, provinciale, parziale e distorto, ancorato a fatti di cronaca marginali, nel quale si sono totalmente ignorati i fondamentali temi economici e internazionali-geopolitici che tanta influenza avranno su di noi -  non è difficile capire come e perché ci si aggrappi fra il Pd, la socialdemocrazia europea, Parigi, Berlino, passando la Bce, Fmi e un bel po' di banchieri centrali e le arrancanti (sul piano internazionale come dimensioni e fatturati) aziende nazionali, alla speranza di un accordo (e soprattutto di una maggioranza ) fra centristi-liberisti-socialdemocratici-moderati che possa non disturbare le politiche continentali in particolare dopo il tifone Brexit e i timori populisti-estremisti in Francia e Olanda. Ovvero cambiare affinché nulla cambi. Con la speranza che i mercati diano indulgenti. O piuttosto nell'illusione che non stiano già preparando le armi per speculare su un Paese in larga parte perduto. Nella sua inutile bellezza e nei suoi incubi scambiati per sogni.

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