giovedì 25 marzo 2021

Scienza buona e comunicazione cattiva?

 Mai come nel caso della pandemia si è riscontrato nel mondo un boom di disinformazione legata a tutti gli aspetti di questa emergenza mondiale, quelli sanitari in primo luogo. E che la disinformazione abbia prodotti danni ingenti è sotto gli occhi di tutti.

Non solo per le resistenze no-vax o no-mask, quanto per la parcellizzazione di informazioni sbagliate, errate o deviate ad arte da politici e non solo che hanno trovato, com'è fin troppo ovvio di fronte a un  lavoro serio fatto da gran parte della stampa e dei media tradizionali,  facile alimento e amplificazione nel poter della piattaforme social.

Anche per questo il campanello d'allarme è suonato dalle parti di Facebook & C. e  allargato per semplicità all'universo FANGAM, anche perché questa "prova" ha svelato i possibili guasti che si potranno generare, o già si generano, in materia di democrazia. Il problema è talmente grande e pericoloso che i Ceo di Facebook, Twitter e Google testimonieranno davanti al comitato per l'energia e il commercio della Camera statunitense. 

Le stesse piattaforme, all'inizio restie a controllare e verificare le veridicità delle affermazioni degli utenti, di fronte all'emergere del problema hanno cambiato politica e indirizzo. A titolo di esempio Mark Zuckerberg nel settembre del 2020 aveva sostenuto ad Axios su HBO (QUI) che non avrebbe trattato i post antivaccinazione come disinformazione sul tema Covid-19. Ma ora ha, appunto, cambiato opinione e secondo il Washington Post (QUI) lavora a uno studio sugli utenti e il loro scetticismo verso i vaccini. 

I più sopresi, per certi aspetti sono stati gli scienziati che dalla paura/preoccupazione planetarie e dai risvolti altrettanto generali che la pandemia ha sulla vita di tutti i giorni fino a investire economia, sociale, effetti mentali e relazionali, sono stati gli scienziati.

"I thought people are surely going to be engaged in science and trust science now"
ha detto  ad Axios Jon Agley, associate professor all' Indiana University's School of Public Health. Lo stesso professore ha commissionato uno studio sulle diverse narrazioni.


Un altro docente, Emily Vraga, assistente professore di comunicazione sanitaria presso la School of Journalism and Mass Communication dell'Università del Minnesota, in una ricerca ha preso in esame le infografiche  dell'Oms che avrebbero potuto smentire le fake news sulla pandemia. Ha così potuto accertare che una corretta esposizione sui social delle informazioni di fonte sanitaria ufficiale ha consentito ai cittadini di mettere da parte le false informazioni.

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