domenica 1 luglio 2018

Fin che la spesa va...


“Non è possibile ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil attraverso manovre espansive. In effetti, non esistono precedenti di paesi che abbiano ottenuto sensibili riduzioni del rapporto tra debito e Pil attraverso espansioni fiscali." Parola di Carlo Cottarelli, direttore e fondatore dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani presso la Cattolica di Milano.
Una frase, due, 35 parole per affondare le pretese - o le illusioni - del contratto fra Lega e Cinquestelle, per mettere l'altolà alle loro idee di rilancio dell'Italia attraverso un maggiore indebitamento - tale è la traduzione della maggiore flessibilità chiesta ancora a Bruxelles - dopo che fra il 2015 e il 2018 la stessa Ue ha concesso al nostro Paese quasi 30 mld di flessibilità. Ecco la tabella:
In uno studio dell'Osservatorio Cottarelli e il suo staff rilevano, attraverso una serie di dimostrazioni, che senza la manovra del 2012 il rapporto debito/Pil "sarebbe aumentato più rapidamente e sarebbe attualmente tra il 142 e il 145 per cento. In realtà, con un debito in crescita ancora più rapida di quanto verificatosi, la crisi si sarebbe probabilmente approfondita causando il completo crollo dell’economia italiana".
Poi attraverso una serie di calcoli dimostrano che la possibilità di un aumento del Pil attraverso un maggiore indebitamento è errata: anzi " il debito aumenta più rapidamente a causa di un più elevato livello del deficit. Questo accade non solo nel primo anno ma in tutti i periodi seguenti. Non aumenta solo il livello del debito (come nel caso del Pil), ma anche il suo tasso di crescita nel tempo (o, in altri termini, il debito cresce in modo cumulato). Inoltre, la spesa per interessi aumenta dato che il totale del debito è più elevato".
Coattarelli dimostra che la politica restrittiva del 2012 è finita subito dopo e la riduzione del deficit registrata è dovuta solo alla minore spesa per gli interessi.  Ma l'analisi di chi sostiene gli effetti negativi di riforme come la Fornero e l'aumento della tassazione oltre ai tagli sempre del governo Monti (pari a un 2,4% del Pil) non convince gli autori della ricerca. "Il debito pubblico è cresciuto dal 116,5 per cento del Pil a fine 2011 al 131,8 per cento del Pil a fine 2017. Questo aumento è avvenuto in un periodo di presunta “austerità fiscale”, il che viene spesso addotto dai sostenitori di politiche di espansione fiscale per sostenere che le politiche di restrizione fiscale sono controproducenti: per effetto di queste politiche il Pil scende e il rapporto tra debito pubblico e Pil aumenta". Ma, come abbiamo visto, l'austerità è finita presto e la riduzione del deficit arriva da altre poste. Senza contare che, senza la politica restrittiva di Monti, il rapporto debito/Pil sarebbe salito al 142,1.
Grafico tratto dallo studio di Cottarelli


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