sabato 13 agosto 2016

Massacri dimenticati

Il 12 agosto è una data lontana, dimenticata dai più. Ma è stata una data che ha un significato, profondo e sinistro, per il medio oriente e per il mondo intero.
E per la sinistra mondiale. Quarant'anni dopo nessuno o quasi ricorda uno dei peggiori massacri del Libano, una strage che anche se oggi può sembrare superata dagli orrori quotidiani della riscossa islamica: il 12 agosto del 1976 si consumò il massacro del campo palestinese di Tall el Zaatar nella zona nordorientale di Beirut. Morirono non meno di 3.500 palestinesi nelle settimane e nei giorni che precedettero la caduta del campo, appunto il 12 agosto. La maggior parte di essi erano civili,
La fuga dei civili palestinesi da Tall el Zaatar
ma moltissimi furono i combattenti dell'Olp e delle forze della sinistra libanese. A compiere il massacro i militanti della destra maronita del generale Aoun e le Falangi di Gemayel padre. Ma pesanti furono le responsabilità dei siriani (e secondo alcuni studiosi anche di Yasser Arafat che non avrebbe salvato la sua gente e addirittura fatto sparare su di loro con l'artiglieria) che puntavano ad estendere la loro influenza sul Libano con l'intenzione di farlo diventare quasi uno stato vassallo o stabilire una sorta di protettorato. 
Con Tall el Zaatar - i cui eventi ebbero una grande risonanza in campo mondiale e in particolare nella sinistra - cominciò la lenta espulsione dei palestinesi da Beirut e dal Libano, completata poi, sei anni più tardi e innumerevoli vittime dopo, con l'altra strage, quella di Sabra e Chatila. Anche in questo caso campi profughi, migliaia i morti, ancora per mano delle Falangi di Bashir Gemayel (figlio di Pierre) e dei maroniti di Elie Hobeika con la presenza silente delle forze israeliane.
Le forze falangiste
Arafat con 15 mila combattenti dell'Olp aveva abbandonato i campi assediati dietro la garanzia di una protezione occidentale (Usa, Francia e Italia) che però venne a mancare, per un anticipo del ritiro. Con la scusa della presunta presenza di 2000 guerriglieri delll'Olp, dopo giorni di assedio i falangisti cristiani penetrarono nei campi fra il 16 e il 18 settembre 1982. I morti sarebbero stati fra i 7-800 ma dati precisi non ce ne sono.

Da questi due episodi ora confinati nei libri di storia e rimossi dalla coscienza collettiva e che portarono all'espulsione dei palestinesi dal Libano, si può trarre una conclusione: molto di ciò che accade oggi è figlio di quelle battaglie che segnarono l'abbandono del LIbano da parte dei palestinesi e la sconfitta delle ali laiche e rivoluzionarie, sacrificati alla ragion di Stato siriana e israeliana. Circostanza che contribuì a spalancare le porte, tra l'altro, all'istanza fondamentalista islamica e al prevalere del fattore confessionale/religioso.




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