domenica 18 febbraio 2024

Il Sabato Del Villaggio Globale - 17 febbraio 2024


E’ morto in un gulag moderno ma neppure troppo. Morto per esilio, condanna in condizioni estreme, isolato, ammazzato prima dentro e ora fuori. Distinguo della destra italiana a parte, ha ragione l’ex consigliera di Bush jr, Obama e Trump, Fiona Hill quando afferma che la morte di Aleksej Navalny, lo storico oppositore di Putin, conferma che quest’ultimo “ormai non teme nessuno e sta dicendo al mondo che Navalny l’ha fatto fuori lui” .


Il neozar, infatti, al contrario di alcune attese o analsi sbagliate, si dimostra più saldo e sicuro di un paio d’anni fa, al momento dell’invasione dell’Ucraina. Le sanzioni hanno prodotto effetti pesanti sulla economia russa, ma non così fatali, anche perché il regime riesce a nascondere gli effetti, limitarli e in parte aggira i provvedimenti occidentali con le triangolazioni attraverso gli “amici” Cina e India, ma anche con l’apporto di molti Paesi mediorientali e asiatici, nonché africani e sudamericani che gli forniscono la sponda giusta. QUI

Ma si mostra anche più sicuro perché, oltre che ai progressi sul campo ottenuti a un prezzo pesantissimo di sangue - anche qui con impatto inferiore al previsto sulla società russa avendo fatto ricorso alla carne da macello dei condannati, dei mercenari esteri, dei soldati delle regioni asiatiche più lontane e isolate - avverte la stanchezza dell’Occidente, sempre alle prese con la sua inflazione/recessione e con i venti di destra estrema che soffiano sulle democrazie liberali. Stanchezza e influenza occulta ottenute anche grazie alle infiltrazioni degli hacker e all’attività spinta con ogni mezzo, soprattutto quelli illegali, di lobbing. L’esempio più clamoroso sono l’impasse americano sulla fornitura di armi a Kiev, grazie al no dei repubblicani pro Trump (tutt’altro che distante dai sospetti e molto ammiratore della democratura russa), e le azioni da quinta colonna in partiti e forze di governo presenti in Occidente a vari livelli.

“Quello che Putin sta dicendo è: sono stato io. E dovrete farci i conti. Gli altri oppositori come Khodorkovskij o Kasparov non gli interessano perché non hanno mai avuto alcuna presa sui russi. Navalny sì. Quando fu avvelenato, stava facendo un’efficace campagna elettorale in Siberia con lo smart voting. Persino dalla prigione riusciva a comunicare, a parlare ai russi. Non c’era nessun altro oppositore plausibile. Ma è anche ovvio che Putin ha scientemente corso il rischio di trasformarlo in un martire. Perché ha visto come il mondo ha reagito all’assassinio di Prigozhin”. (Fiona Hill, La Repubblica)

👉 Navalny l’oppositore nazionalista e, per questo, ancora più pericoloso per Putin.

👉 La lotta alla corruzione putiniana

👉 Cosa accadrà ora, dopo Navalny

👉 Il coraggio e la sfida

👉 Navalny’s Death and the Continuing Global Fight Against the Power of Corruption - The Globalist


Intanto a Gaza…

Si combatte e si muore, civili in gran parte. Con Israele che finge, nello spirito di vendetta che la anima e nella determinazione di Netanyahu di salvarsi ascoltando le sirene dell’ultradestra che mira alla distruzione fisica dei palestinesi e delle loro aspirazioni a un o Stato, di voler solo l’eliminazione di Hamas - come sia possibile non si sa, essendo Hamas un’idea, un progetto oltre che un’organizzazione combattente - e la liberazione degli ostaggi - anche questa una chimera perché, se non liberati in altro modo, prima o poi finiranno tutti sotto le gombe dei loro concittadini -. Così l’America di Biden non può molto, il resto del mondo non osa mettersi troppo di traverso agli israeliani sotto il ricatto di passare come apripista di un antisemitismo pure risorgente ma non così pericoloso nelle sue dimensioni. Resta il fatto, difficile da digerire a Tel Aviv come nelle cancellerie ma soprattutto nella Cisgiordania governata, si fa per dire, dalla corrotta Anp, che purtroppo il 7 aprile, con il suo massacro indicibile, ha finito per rilanciare l’eterna questione palestinese altrimenti dimenticata da anni. Da allora la causa è tornata ad animarsi in mezzo mondo, alimentandosi - un’altra volta purtroppo - della cieca reazione israeliana, perfino gli Usa sostengono la tesi dei due popoli per due Stati e i moderni satrapi arabi sono stati costretti ad accantonare gli accordi di Abramo e tornare, controvoglia, al fianco dei palestinesi. Un giorno, chissà quando, anche la destra moderata israeliana dovrà fare i conti con questo disastro mediatico e diplomatico. Intanto è corsa contro il tempo per fermare la catastrofe umanitaria di un attacco a Rafah.

👉 Israele si prepara e ignora il mondo

👉 E Biden vuole andare oltre Netanyahu

sabato 10 febbraio 2024

Il Sabato Del Villaggio Globale - 10 febbraio 2024


Cosa si muove nel mondo, di cosa si discute nei piani alti del potere che conta e nei piani bassi (purtroppo) della gente comune, con la constatazione che spesso i due livelli di discorso e ragionamento non s'incontrano?

Si parla di guerre e si subiscono gli effetti delle stesse: negativi, ovviamente, in termini di umanità, di vittime, di abusi, di distruzioni, di disuguaglianze, di ferocia. Senza che nessuno sia in grado di andare oltre i propri interessi contingenti - spesso, come ad esempio e non solo di Netanyahu, elettorali, -  come la prode Ursula von der Leyen che in nome di qualche voto in più per restare in sella manda a quel paese la salute di milioni di europei dando il via libera alle lobby dei pesticidi. Altro che visione del Green Deal!

sabato 3 febbraio 2024

Il Sabato Del Villaggio Globale - 3 febbraio 2024

 

👉 Un trattore vi travolgerà

Mezza Europa assediata dai farmer esasperati da contributi che non sono più quelli generosi di un tempo (Common agricultural policy - Consilium  Fonte Ispi)  - e tagliati spesso dagli Stati piuttosto che da Bruxelles -, da pratiche burocratiche sempre più asfissianti - e qui hanno ragione appieno, ma un po' tutti i settori della vita lavorativa e della vita civile potrebbe lamentare lo stesso -, da concorrenze brutali dei colossi dell'agroindustria, dalla multinazionali spesso ubicate oltre oceano e in Sudamerica, da una filiera che penalizza i produttori a tutto vantaggio dei distributori, e da una transizione ecologica costosa anche se necessaria soprattutto di fronte ai cataclismi che, sempre più di frequente, danneggiano appunto l'agricoltura. Ispi ricorda che se l'agricoltura contribuisca appena per l'11% alle emissioni dannose, è il primo settore in quanto a prezzi da pagare per i cambiamenti climatici (Floods, droughts and panic attacks: Climate change is taking its toll on Europe's farmers | Euronews). 
Senza contare la falcidie che l'inflazione  e la contrazione economica post Covid e alimentata dalle guerre in corso, hanno provocato nei nuclei più contenuti. 







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Bisogna intendersi sulle parole e sulla propaganda. Troppa quest'ultima nei due anni di guerra a Gaza. In ogni caso il piano Trump è app...